Cercare se stessi!

Ogni cultura offre dei modelli sociali ai quali una parte del sé si adegua ed accetta in modo acritico. Chi è che accetta in modo acritico? Può essere un individuo che si conosce poco, che non ha sviluppato gli strumenti per essere in contatto con i propri bisogni. Ad esempio parliamo di un bambino.

Quando nasciamo e cresciamo nella famiglia che secondo alcune filosofie orientali ci siamo scelti, assorbiamo e reagiamo agli stimoli e alle dinamiche relazionali esistenti nell’ambiente familiare, il tutto inserito ovviamente in un quadro sociale. Non può essere diversamente, nel senso che occorre un certo modello per riconoscersi. Occorre seguire una via anche per capire da adulti che è quella che non si vuole. Per certi versi il bambino è un po’ come una pagina bianca sulla quale scrivere, insegnare, modellare, questo fino ad un certo punto perché in base a ciò che viene scritto il bambino avrà per sua natura le personali re-azioni a ciò sviluppando a suo modo la sua abilità comunicativo-relazionale. Ma la cosa interessante non è tanto che tipo di modello sociale o familiare abbiamo assorbito, quanto se nella fase adulta ne accordiamo la sua presenza oppure no!

L’adulto ha il compito di ripulire, confermare, dissentire, argomentare, accettare, lasciare andare tutto quello che ha ricevuto in qualità di educazione dalle figure di riferimento della sua infanzia. L’archetipo del Cercatore, è quel modello che ci stimola:

  • Nel non accontentarci di quello che stiamo vivendo soprattutto se si vivono situazioni di disagio.
  • Ci spinge a ricercare chiarezza riguardo i propri stati d’animo, le relazioni instaurate, le scelte fatte.
  • Ci invita a mettere in discussione tutto quello che si è portati avanti con un falso sé, in modo acritico e quasi incosciente.

Ecco perché ad un certo punto ed all’improvviso si cambia v1012856_178908018950114_871640018_nita, si stravolge completamente il quadro, perché il Cercatore chiama ad una vita più
autentica
e corrispondente al proprio sentire profondo, che non è fuga, attenti bene! Ma è il richiamo a se stessi, è l’anima che chiama ad un visione più chiara di ciò che si vuole, e dei propri bisogni e desideri. Sappiamo benissimo che si può seguire l’idea ad esempio di un ruolo sociale perché inculcato sin da piccoli, o perché lì si è proiettata l’idea di felicità per imitare un componente familiare o perché la moda del momento dice che così si raggiunge la felicità. Si fa ordine, si crea ordine nella propria vita e si ritrova un nuovo rapporto con se stessi superando la paura di stare da soli. IL Cercatore  invita ad amare quella  solitudine intenzionale, di scegliere quella solitudine come forma di raccoglimento delle proprie energie, di preghiera e canto verso ciò che di misterioso riveste la Vita e l’Amore. Quindi è un prendersi cura in modo profondo di sé, è un lavoro di centratura, di contatto con le proprie risorse per sapere dove utilizzarle e dove poter al meglio investire le proprie energie.

Naturalmente dobbiamo fare attenzione alle zone d’ombra di questo archetipo che conducono fuori dalle proprie responsabilità e genera delle difficoltà nel creare legami e stabilità nelle relazioni come nella relazione di coppia, perché si teme di rimanerci incastrati, di privarsi dei propri spazi ed interessi personali. Quindi rischia di diventare un po’ egoista, ossia di rimanere centrato troppo su se stesso, sui propri interessi o sulle proprie paure. Mentre avere un scarso livello di questo archetipo permette di accettare ed accontentarsi di qualsiasi situazione purché si rientri in certi canoni, pur di non rimanere da soli, pur di provare quel senso di sicurezza che il Cercatore sano è pronto a mettere in crisi.

Prendiamo gli insegnamenti di questo archetipo, che ci rende desti ed attenti se quello che stiamo vivendo rientra nel sistema valoriale scelto, se ci sono ancora troppi compromessi a reggere le relazioni, e a cercare chi può condividere lo stesso stile e la stessa frequenza senza pretende nulla da nessuno ma incontrarsi nel fluire della vita.

 

La capacità di trasformare

Il nostro caro archetipo del Mago ci insegna molto sulla capacità di trasformare le situazioni.dita-energia-eft

Spesse volte di fronte a degli avvenimenti siamo presi da impulsi repentini, siamo reattivi e non riusciamo a vedere oltre il giudizio che come una molla scatta ed etichetta la situazione o la persona. Subito sentenziamo un giudizio, pertanto il comportamento a seguire sarà conforme al giudizio emesso. Tutto ciò dipende dal tipo di convinzioni mentali che si trovano alla base delle reazioni emotive. Riuscire ad accogliere quelle determinate emozioni è molto importante ma non sufficiente per poter evolvere grazie a quella situazione. Trovare la magia che si nasconde dietro gli eventi dipende da noi, dipende se abbiamo attivato il nostro Mago interiore. La trasformazione che avviene è di tipo mentale. Si riesce dopo un po’ a vedere le cose da un altro punto di vista e a cogliere nonostante tutto un insegnamento importante per se stessi.

La capacità di trasformare ci rimanda alla capacità dell’elemento acqua di scorrere al di là degli ostacoli e pietre che incontra lungo il cammino. Il fluire e trovare la via per poter  mantenere il proprio flusso aggirando quelli che di primo acchito si chiamerebbero  impedimenti. Riuscire a fare questo è un lavoro che richiede allenamento e soprattutto una forte intenzionalità che sostiene un nobile scopo, e cioè quello di non lasciarsi schiacciare dalle situazioni ma di trovare sempre una lezione da integrare nel proprio sistema mentale per la propria evoluzione.

Le persone che si attirano sempre le stesse situazioni sono quelle che non hanno ancora capito il tipo di insegnamento che viene offerto dalla situazione, che non è altro che un’occasione per sciogliere interiormente un nodo, uno schema, un vincolo genealogico qualcosa che ha assorbito dal sistema familiare e che deve cedere per far emergere la luce che è dentro di sé. Con questa ottica prima o poi si riuscirà ad entrare sempre di più nella tematica da sciogliere, ricordando a se stessi che il potere è sempre interiore, che nessuno ha mai potere sull’altro se non lo si permette. Il potere della Mente richiama la responsabilità e la responsabilità richiama la libertà di essere come si è, colmi di luce e di verità dell’amore divino.

La scelta rimane sempre alla persona in modo tale da uscire dallo schema vittima-carnefice. La scelta è chi voglio essere e come voglio vivere la mia vita.

Invocate il vostro Mago interiore ed Egli risponderà!

Un’altra capacità importante del Mago è quella di NOMINARE… ma di questo nel prossimo post!

Il tuo rapporto con la Bellezza

Sin dagli antichi egizi, babilonesi e poi i greci la bellezza è associata alla forma,così l’armonia  pensando al rapporto aureo. Il culto e la ricerca della bellezza sembrano essere antichi come antica è la ricerca della felicità e dell’elisir di lunga vita.

Oggi possiamo fare considerazioni che possono andare al di là della forma. Lafroditea Bellezza è dello Spirito che anima la forma. Nelle persone possiamo sperimentare questo. Vediamo molti corpi di belle fattezze ma muti ad esprimere sensualità, grazia, dolcezza, o forza.

Belli si diventa!

La Donna è Femminile non per dovere di dimostrare qualcosa,
ma per seguire il flusso delle sua Essenza. La Donna integrata non è svenevole né seduttiva….ma è sensuale.
La seduzione è indice d’insicurezza e si basa sull’ottenere per sé qualcosa che si pensa di non avere…è il percepirsi nella mancanza.
L’integrità del femminile conosce sia la dolcezza che l’accoglienza ma nello stesso tempo sa esprimere la forza (polo maschile) e la fermezza per arginare e tenere a distanza ciò che non è congruo con il suo stile d’Amore.
La sensualità è la bellezza dell’anima che si avvicina sempre più alla sua natura divina.
La Bellezza non è della forma in sé ma dello Spirito che veste la forma…

Pertanto care sorelle, non affannatevi troppo nelle palestre o nella cosmesi con lo scopo di dover acchiappare chissà cosa, ma lavorate su tutto ciò che di profondo e meraviglioso avete nel vostro Cuore….
Allenatevi all’ascolto del vostro Intuito ed imparate a rifugiarvi nella vostra caverna, o nel vostro bosco… per accogliere i suggerimenti della Grande Madre…
nessun uomo ve lo potrà donare, nessuna carità da chiedere, ma sentite costantemente il contatto della Danza originaria fra il vostro Maschile e il vostro Femminile ché ad ogni vostro passo spargerete semi di Luce…

La stessa cosa vale per l’uomo. La sua bellezza sarà esaltata nell’essere sicuro di sé, indipendente affettivamente e che sa prendersi cura di se stesso sotto ogni profilo. Che ha smesso di dimostrare e di scendere ai compromessi della competizione. Che ha cessato di pretendere le attenzioni per sé come un bambino piccolo quando le chiede alla mamma. Che in base a come è il suo corpo sa essere piacente perché ha l’intelligenza, la simpatia, la poesia, e tante altre qualità che sarà lui per primo ad apprezzarle prima che lo facciamo gli altri.

L’archetipo dell’Amante ci insegna ad amare e nell’amore nasce la bellezza della vita e di tutto quello che ci circonda. Ci insegna a conoscere meglio noi stessi attraverso le cose su cui il nostro amore è riversato. L’impegno con se stessi con la propria crescita ed evoluzione paga nel tempo. Persone che decidono di mettersi in discussione, di affrontare i loro lati ombra ed il Drago interiore non fanno altro che accrescere la Luce interiore fino ad illuminare viso e occhi, come se la forma stessa avesse subìto dei cambiamenti che non sappiamo descrivere.

Il Lavoro interiore fa diventare più belli, questo è il segreto!

Imparare a tagliare e a lasciare andare

“Fa già abbastanza male sapere che morirai. Ma saperlo e sentire che la tua vita è priva di senso è veramente duro da sopportare. Spesso, tuttavia, la soluzione al dilemma non è nell’evitare di riconoscere la morte, ma nel dar senso alla propria vita proprio accettando l’inevitabilità della morte.” (Carol S. Pearfarfalla-uomo1son, Risvegliare l’eroe dentro di noi) Stiamo parlando dell’archetipo del Distruttore. Nel nostro Occidente, parlare di morte è diventato un tabù. Non si può toccare l’argomento come se ciò che lo impedisce fosse una specie di senso del pudore, o timore…forse ci frena il fatto del – Va tutto bene! – come se parlare di passaggi e viaggi fossero cose solo di questo mondo. In realtà è negare una parte di sé. E’ tagliarsi fuori dal ciclo della Natura Vita-Morte-Vita. Ci si snatura evitando l’inevitabile, ci facciamo violenza con il perfezionismo, con la superficialità ed il pensiero ossessivo di curare il corpo pensando che sia eterno, pensando di sfuggire a quello che si teme: la morte. Non si può non affrontare una questione. L’illusione di evitarla a tutti i costi, non è altro che dare una forma diversa a ciò da cui si fugge. Evitando la morte, ossia il fatto di lasciare questo corpo fisico, si evita una parte profonda di se stessi. Si evita un processo naturale nel quale respiriamo, ci muoviamo ed amiamo. Si evita il cambiamento. L’inizio e la fine di ogni cosa di questa dimensione. Ma nell’incostante troviamo ciò che è immutabile. Ecco dove ci porta l’accettazione dell’inizio e della fine. La natura con le sue quattro stagioni ci mostra nel suo silenzioso autunno ed inverno che quello è una falsa morte, che quel letargo di vita è solo un dolce riposo o un ritmo rallentato di ciò che costantemente si muove per poi riaccelerare il passo con la primavera e l’estate. Ma la Vita non può morire mai! E la Vita vera non è certamente quella del corpo, esso è solo il riflesso del riflesso… La Vita vera abbraccia tutto, non ha forma né opposti, trascende la dualità, il mondo polare. Così anche nel tempo è possibile scorgere tracce di Eternità, così nella morte scorgiamo la Vita. Nella dimensione polare viviamo molte morti in realtà. Come ad esempio il cambiamento di un punto di vista, lasciare andare una vecchia modalità, cambiare strada, chiudere una relazione o la trasformazione di una relazione per cui alcune vengono percepite come un processo naturale senza neanche accorgersi, altre come dolorose. Comunicare un’emozione profonda, rompere il muro di un silenzio, mollare una situazione in cui prima ci si spaccava la testa e così altre innumerevoli forme di metamorfosi. Svestirsi di vecchi stracci e soprattutto di ciò che non serve. Questo archetipo ci invita a vivere nell’essenzialità della vita, via dai falsi bisogni, via dai giochi del mondo. Abbiamo armadi pieni di vestiti che ci bastano per altre cinque vite, ogni persona non si sa quante paia di scarpe possiede, e pieni di ninnoli e oggetti insignificanti per la casa, e scaffali pieni di provviste per la paura della mancanza come se si fosse in una situazione di carestia post-bellica. Ci riempiamo di libri, di corsi, di conoscenze ed amicizie per la paura della solitudine, di cose da fare, di tecniche per allungare la vita fisica e altre forme magiche salva-vita. Tolto tutto questo, siamo solo – Tu con Te! – , tu e la natura intorno a te! Avete mai provato la sensazione dello stretto rapporto con la Natura? Cosa vuol dire mettere da parte gli schemi e i ruoli sociali del mondo con le sue false salvezze? Ecco…dapprima è il vuoto e la paura. Ma è qui che dobbiamo entrare…in questo vuoto e profonda destrutturazione. Questo è quello che fuggiamo quotidianamente, la perdita di senso ed il vuoto in ogni cosa, in ogni relazione in ogni luogo. Ma questo è un grande portale di Luce. Entrare nella paura e accettare di guardare dentro è l’unico modo per uscirne e liberarsene. Poi piano piano si comincia a riempire di un nuovo senso e di nuova carne ciò che sembrava nudo…. Tu e la Terra, il Cielo, l’Aria ed il Fuoco del Sole. In realtà poi, tanto soli non siamo! Ritornare all’Essenza delle cose, vuol dire ritornare alla pienezza della Vita, ma una pienezza diversa da come la concepisce il mondo. Ritrovare l’Essenziale aiuta ad entrare in contatto con il Centro di se stessi, con ciò che siamo e con lo scopo con cui siamo venuti su questa Terra a svolgere la nostra missione. Distogliere lo sguardo da ciò che è fugace e passeggero compreso il nostro corpo, ci conduce in una dimensione di pace e gioia, una dimensione senza tempo dove la ruggine non può intaccare alcuna cosa. Trovare quello spazio interiore in cui si scopre solo ciò che è eterno, perché di questo abbiamo bisogno, non ci bastano i momenti di piacere che passano veloci nel nostro campo percettivo, non ci possiamo accontentare di meno della grandezza e dell’Amore e della Gioia eterni con cui Lui ci ha creati. Ecco la grande insoddisfazione, Esseri di Luce che pensano di vivere in corpi limitati, che pensano che il mondo sia la loro casa, Esseri Eterni che pensano di adeguarsi in una scatola. Questo non è possibile, ecco la grande insoddisfazione per non ricordare Chi Siamo. Il corpo, la materialità delle cose del mondo e così il tempo saranno gli strumenti che utilizzeremo non per altri scopi che quello di ritornare all’Eterno Amore che brilla in fondo al cuore di ogni creatura. Ma grazie all’azione del Distruttore possiamo avvicinarci a questa verità. Imparare a relativizzare le cose del mondo e ricordarsi che apparteniamo ad un quadro più grande, ad un Totale, e smettere di scambiare la parte per il Tutto ma ritrovare la connessione con la Realtà Reale, fare opera di trascendenza in ogni situazione. Ritornare al centro e all’essenza delle cose. Delle questioni cogliere la struttura e rimanere fedeli ad eSummer funssa per poi creativamente generare e formare nuove idee e nuovi colori. Fare spazio al vuoto per creare un pieno…vuol dire in altro modo scoprire che quello che per l’essere umano è il vuoto, è il pieno visto con gli occhi dello Spirito. (e.paparoni)

L’impegno con se stessi

Sembra forse scontato che sia semplice essere se stesinerisi e dimostrarsi autentici così come si è…

Confondere la propria maschera sociale con la vera identità, vuol dire che si arriva a sentire, percepire, volere cose che non ci appartengono ma sono frutto di incorporazioni acritiche di desideri o schemi comportamentali che la società impone a suo modo.
Vuol dire rimanere una vita a proteggersi, difendersi sulla base di un senso d’identità farcito di paure.

Molti di noi sono confusi riguardo l’argomento dell’impegno verso di sé e sono presi e impegnati per le faccende degli altri, qui, se vogliamo, c’è un Angelo custode alterato se si perde di vista il proprio mondo percettivo fatto di sensazioni ed emozioni vive. Impegnarci per gli altri riempie quel vuoto affettivo e lenisce la paura di affrontare il proprio dolore interno. Ci fa sentire appagati sotto molti aspetti, amati, considerati, fino a quando non viene rifiutato ciò che viene proposto all’altro, o messo in discussione per non rispondere alle aspettative esterne, o finché le riserve di energia cominciano a scarseggiare.

Il proprio Eros, energia vitale, è messo a disposizione di tutti, tranne che per se stessi.

Magari possiamo anche credere di mostrare impegno verso noi stessi partecipando a corsi, utilizzando tecniche, imparando discipline e altro ancora per sentirci a posto, per far credere a noi stessi di fare qualcosa che ci possa rendere migliori od aumentare il livello di benessere. Sicuramente qualcosa di buono accadrà all’interno del corpo…ma non dobbiamo mai dimenticare che il nostro ego è molto furbo ed intelligente e tutto mette a disposizione purché non si vada a contattare quella paura, a guardare quella ferita o quel lato ombra più da vicino.

Tuttavia la Vita e l’archetipo dell’Amante ci aiutano, nel rispetto dei nostri tempi, a trovare quella strada interiore che porta sempre di più ad un ascolto autentico e profondo di ciò che c’è, ad accettare quell’impegno con se stessi presente sin dal momento in cui siamo nati.

Chi è che ci chiede di impegnarci?
L’Amore!
L’Amore per la Vita, per se stessi, per le creature.

Il sapersi prendere cura di… il saper accogliere il nutrimento da…

Nell’età adulta, la persona deve essere in grado di prendersi cura di sé. Ha tutti gli strumenti per farlo anche se pensa che ciò non sia nelle sue possibilità, ma se si decide di sperimentarsi in questo viaggio verso la conoscenza di sé, si vedrà chiaramente che si è all’altezza di affrontare tematiche dolorose evitate da una vita.
Le cose che amiamo richiedono impegno, non possiamo solamente lasciarci amare, non si può solo prendere e assorbire; questo lo fa un bambino piccolo, dipendente completamente dalla figura di riferimento, egli non può dare, da questo punto di vista è totalmente egoista, mentre un adulto dovrebbe saper bilanciare il momento in cui prendere con il momento in cui dare e offrirsi all’altro.

Ci si offre all’altro nella misura in cui si è capaci di offrire un ascolto e contatto profondi a se stessi.
L’impegno non può che essere con se stessi poiché ciò che facciamo a noi rispecchia esattamente la modalità di come trattiamo gli altri.
La Chiamata, quella che annuncia una nuova avventura e un nuovo viaggio per l’Eroe, è la chiamata per rientrare dentro di sé, è la Chiamata ad una relazione più stretta, intima, è un rientrare alla base, al centro, a casa, un sentire oltre la mente e i pensieri che vagano, è uno stare nella Presenza più totale con il proprio cuore semplice.

L’archetipo dell’Amante ci aiuta e guida in questa espressione d’Amore verso il centro della vita che ci abita, ci insegna appunto ad impegnarci nelle cose che amiamo…ma in tutte le cose che amiamo e che ci aiutano a conoscerci non possiamo dimenticare la fedeltà e il trasporto verso ciò che siamo veramente, desideri, aspirazioni, bisogni, valori e tanto altro nel mare della presenza consapevole. (e.paparoni)

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Cosa vuol dire per te essere Respons-abili?

Sembra che lavorare, gestire una casa, una famiglia, dei progetti siano tutti elementi per definire una persona responsabile.
Forse non sono solo questi i fattori che ci fanno affermare di avere un forte senso di responsabilità se nel portare avanti questi impegni si verificano anche delle perdite in termini di energia fisica, emotiva e mentale.

Cosa intendo dire?

Se nel condurre una situazione si impiegano tante forze, se viene richiesto tanto da sentire di essere prosciugati, allora qualcosa non funziona.
Nel portare avanti degli impegni è necessario che ci sia un giusta spesa di energie e un giusto tempo di ricarica.

Gli archetipi che ci danno la misura nel procedere per il verso giusto sono il Guerriero e l’Angelo custode.
Entrambi lavorano molto per proteggere il regno, per curarlo e provvedere ai suoi bisogni.

Il Guerriero sa dire di “no” o “si” in base all’ascolto dei suoi bisogni e in base al rispetto delle regole che detta il Sovrano. Applica la forza senza violenza nei casi in cui è utile un comportamento più incisivo, una comunicazione più ferma che vada a chiarire i confini che delimitano il territorio personale da quello dell’ambiente circostante. Nessuno delle due guide deve essere al comando per avere una situazione di equilibrio interno.
Se il Guerriero eccede con la sua forza, questa diventa rabbia, competizione, conquista, mietendo vittime solamente per scopi egoistici andando anche a suo discapito. Non è necessario fare sempre la guerra soprattutto per chi già la sa fare. Non è necessario diventare dei carboni ardenti solo perché non si è imparato a comunicare in modo assertivo, fermo e deciso.

Questa è una modalità che porta solo ad un dispendio enorme di energie che va a logorare oltre il corpo fisico, anche l’anima e l’ambiente in cui si vive.
Così un Guerriero fiacco non sarà capace di difendere il proprio territorio, farà entrare cani e porci, si farà saccheggiare la casa e tutti i suoi beni, magari pensa ingenuamente (Innocente) che sono tutti buoni e bravi, che è brutto dire di NoPrendersi-cura-330x2201 o scortese, o ancora di più non avrà il coraggio di proteggersi per paura di rimanere  solo perché se dice di no pensa che gli altri lo allontaneranno. Ed ecco che non solo riuscirà a difendere se stesso ma lascerà andare alla rovina anche le cose che ama.

L’equilibrio è necessario con la figura dell’Angelo custode che insegna a prendersi cura non solo degli altri in modo amorevole, ma prima di tutto di se stessi. Possiamo incontrare persone super-impegnate in progetti grandiosi, agenda piena, incontri importanti ma alla fine diventano vuote, da sole sono perse, non hanno più tempo per se stesse e non lo vogliono trovare. Allora quando si vive un eccesso di disponibilità, quando ci si carica troppo di responsabilità che probabilmente vengono tolte a qualcun altro, ci si perde di vista, la solitudine aumenta, il cuore si ammala perché non viene più nutrito.

L’eccessiva predisposizione verso gli altri, rischia di costruire delle relazioni di dipendenza in cui si mette l’altro in una situazione di bisogno che appena lancia un grido subito si corre ad assecondare la sua richiesta. C’è un sentimento compassionevole esagerato, per tutti si prova pena, tutti sono sofferenti e vivono situazioni spiacevoli, così si attiva la pre-occupazione verso gli altri più che verso il proprio stato emotivo. Sono relazioni soffocanti e non permettono di vivere un clima rilassato e soprattutto di rispetto per i propri compiti e di rispetto dei propri spazi personali.

Un’Angelo custode carente, tuttavia, si chiude nel suo egoismo, diventa bisognoso e pensa solamente alle sue questioni personali senza riuscire nemmeno a farlo in modo funzionale e maturo poiché asseconda solamente le istanze del suo bambino non guarito, evitando di assumere un atteggiamento responsabile verso se stesso e quindi verso gli altri.

Questa guida ci insegna la capacità di accudire se stessi, di prestare ascolto autentico ai propri bisogni, porre dei confini rispondenti alle proprie esigenze sì da raggiungere quell’equilibrio tra la cura della propria sfera personale e la cura dell’ambiente. Dare senza eccesso di sacrificio, dare quando è il momento e quando le condizioni interne lo permettono, darI love me written on green chalkboardsi del tempo e le cure necessarie perché questo equilibrio si mantenga, tutto ciò fa parte di un senso di responsabilità sviluppato, adulto, per diventare prima di tutto genitori di se stessi.

Respons-abilità, vuol dire abili a risponde alle richieste, a riconoscere quando sono autentiche, a riconoscere da quale voce provengono e poi attivarsi e mobilitare le proprie risorse. Non ci può essere responsabilità solamente verso una situazione o solamente verso gli altri, se non ci si prende cura della propria vita interiore, chi agirà esteriormente sarà quel bambino interiore che utilizzerà il prossimo per soddisfare i suoi bisogni nascosti rimasti aperti e inconsapevoli. Se si è responsabili nel piccolo così lo si è nel grande.

L’integrazione di queste guide porterà la persona ad un livello tale da diventare padre/madre di se stesso, per ritrovare nel compiere i propri impegni quel senso di libertà e di armonia dove tutto fluisce e dove ci si lascia trasportare da questo flusso di vita. (e.paparoni)

La sicurezza di sé

Uno degli elementi di base per poter riuscire a realizzare un progetto, o a raggiungere un obiettivo è la SICUREZZA.

Sentirsi sicuri cosa vuol dire? Quali sono le sensazioni che producono questo elemento?

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Immaginate la postura di una persona sicura: spalle dritte, capo né troppo all’indietro né troppo ripiegato in avanti, schiena retta, arti inferiori ben appoggiati al suolo e sostenuti da esso, stretta di mano né cadente né stritolante, sguardo centrato e non evitante, voce chiara e senza tremolii, una buona consapevolezza di sé e di ciò che vuole.

Più o meno questi sono i tratti che ci fanno pensare che una persona possa sentirsi sicura di sé. Ma diciamo che senza fargli l’intervista, ne sentiamo già a distanza le sue emanazioni.

Il bambino, grazie al rapporto di dipendenza con i propri genitori, e alla qualità dello stesso, potrà già fare esperienza  di una sicurezza interna adeguata al suo livello evolutivo. Pur sapendo che un bambino deve ancora imparare tanto, quando gli viene insegnato un determinato comportamento con le continue applicazioni fra tentativi ed errori, arriverà a sentirsi sicuro, se dietro naturalmente vi sarà un sostegno adeguato.

Quindi stiamo parlando di qualcosa che sicuramente si è già vissuto, e che nel tempo e con la crescita potrebbe aver subito delle variazioni, in quanto da adolescenti e poi da adulti si è più soggetti ai condizionamenti del gruppo, delle istituzioni, del mondo, e la probabilità di fallire può aumentare così come può aumentare una conseguente insicurezza nel prendere posizioni e fare scelte, fino ad arrivare a mettere in discussione il proprio valore.

Secondo il linguaggio degli archetipi, le immagini che offrono l’elemento della Sicurezza sono l’Innocente e l’Orfano. Dalla loro integrazione si arriva ad avere un comportamento sicuro, che non vuol dire rigido e fisso.

L’Innocente ci insegna l’ottimismo, la fiducia negli altri, in se stessi e nel mondo, ci fa guardare avanti con la speranza nel cuore. Ci fa toccare la purezza originaria degli intenti che appartiene ad ognuno di noi e alimenta i sogni e le visioni positive dei propri progetti di vita. Quando vengono utilizzate le sue ombre esso non ci permette di vedere i pericoli,  procede con una visione ottimistica distorta per cui tutti sono buoni e bravi ed il mondo è sempre il paradiso. Spesse volte la nostra sicurezza interiore è minata da una sorta d’ingenuità mista a cecità, quasi vigliaccheria, per cui evitiamo di affrontare il problema, il dolore, quell’evento, facendo finta che non esista. Andiamo a difendere addirittura l’altro, il nostro persecutore, lo rivestiamo di una falsa luce senza vederlo per quello che è, accumulando delusioni basate su false ed irrealistiche aspettative. Ed ecco che poi ad un certo punto arriva il tonfo della caduta e tutti all’improvviso diventano totalmente cattivi.

L’Orfano ci occorre per essere un po’ guardinghi, osservatori, perché non ci accada nulla di male; riconosciamo i pericoli, vediamo bene di chi ci possiamo fidare, siamo consapevoli dei nostri funzionamenti e punti deboli, e sappiamo difenderci da situazioni che potrebbero metterci troppo alla prova. L’Orfano ci insegna a collaborare, a passare da un rapporto di dipendenza a rapporti interdipendenti, ove ognuno da il proprio contributo, ove si da e si ricevere vicendevolmente. Se il nostro Orfano accusa ancora dolore per vecchie ferite di tradimento e abbandono allora fa fatica ad andare verso la realizzazione dei propri progetti, esso rischia di vedere tutto nero, questi presunti pericoli sono più grandi di quello che sono realmente, tutto è minaccia, il controllo è alto, non ci si può fidare di nessuno. I progetti decadono, e l’insicurezza, magari nascosta da ribellione e cinismo, regna sovrana.

“Il problema non è di chi fidarsi, ma quanto e in quali circostanze costui è affidabile.”

 Il discernimento è la condizione necessaria che porterà ad aumentare la sicurezza interna. È l’integrazione delle virtù dell’Innocente e dell’Orfano. Posso accettare le svariate sfumature di bene e di male,  che appartengono a tutte le persone quanto a me stesso, quindi accetto l’oggettività, imparo a non temere la vulnerabilità poiché ho già accettato le sofferenze e le difficoltà della vita, imparo a misurare la aspettative in modo che siano equilibrate secondo cui tutti gli eventi possono portare sia il buono che il cattivo. Nessuna situazione potrà scalfire il mio valore che rimane indiscusso perché è la Vita che abita in me, oltre ad affidarmi alle mie risorse e potenzialità sono aperto ad una collaborazione più elevata per cui potrò anche affidarmi a Guide che suggeriranno il cammino disegnato per me, poiché sono parte del Tutto, non più solo. (e.paparoni)

Bibliografia:

Carol S. Pearson, Risvegliare l’eroe dentro di noi, Astrolabio

Cosa metti nella valigia? (la valigia dell’Eroe)

Cosa rappresentano per te i PREPARATIVI di un Viaggio?

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Cosa sei disposto a mettere nella tua valigia? O meglio, di cosa sei disposto a divenire consapevole del contenuto della tua valigia?

Chi ben inizia è a metà dell’opera dice un detto. Chi ben inizia vuol dire mettere impegno nel valutare l’efficacia e la funzionalità di quegli elementi di base che caratterizzano le premesse perché un progetto, un lavoro, una relazione, possa partire nel modo migliore.

I primi quattro archetipi (Innocente, Orfano, Guerriero, Angelo custode) ci invitano ad osservare come organizziamo il contenuto della nostra valigia. Ci suggeriscono quali aspetti è importante potenziare, quali alleggerire, quali attivare affinché potremo poi, durante il Viaggio, svolgere le nostre missioni e affrontare le sfide che incontreremo.

Una delle condizioni necessarie e basilari che occorre per iniziare a nutrire un progetto è la FIDUCIA. La fiducia è quello stato d’animo per cui si confida in se stessi, negli altri e nelle circostanze, sulla base di una valutazione ottimistica della situazione producendo un senso di tranquillità e sicurezza interne. La valutazione positiva non è ingenuità, non è travisare, non è costruire castelli in aria, bensì affidarsi, e affidare le proprie intenzioni,  e i propri desideri grazie ad un’opera di ponderazione, discernimento osservazione, confronto e calcolo delle possibilità perché ciò che voglio si realizzi. Non posso aspirare a diventare un famoso scrittore se non sopporto scrivere i bigliettini di auguri e al massimo avrò letto “paperino”.

Parliamo quindi di mantenere il contatto con la terra, di avere un atteggiamento sicuro interno grazie al nostro Orfano che ci porta sul  sentire; appena qualcosa va storto, lui ci da i segnali riguardo a ciò che non ci corrisponde a ciò che non garantisce la presenza del senso della nostra dignità e autonomia, appena si avvicina un pericolo. Possiamo anche immaginare di trovarci in difficoltà o disorientati, ma se nei preparativi, unitamente alle cose precedenti inseriamo anche  la capacità di collaborare e di chiedere aiuto agli altri, ci sentiremo meno soli, o meglio sperimenteremo lo scambio, l’interdipendenza, il dare e ricevere, ci sentiremo parte di una totalità e scopriremo che anche gli altri viandanti hanno le stesse mie paure e dubbi e magari intendono raggiungere la mia stessa meta.

La forza, e il conteggio delle nostre energie, è altro elemento funzionale per la partenza, osserviamo il livello di carburante nel nostro serbatoio, perché il Guerriero che si trova in noi possa attingervi per soddisfare i nostri bisogni, per mantenere e consolidare i nostri confini, perché diventiamo persone definite con un proprio stile, una propria modalità di viversi il Viaggio personale. Egli richiama alla disciplina e al rispetto delle regole che sono necessarie perché quel progetto, quella relazione vadano a buon fine, perché si concretizzino le intenzioni e le aspirazioni, perché queste energie non vengano disperse, ma in particolare perché il nostro viaggio sia nel rispetto degli altri e della comunità, perché la nostra azione non intralci il cammino di nessuno. Non si viaggia da soli anche se solo io posso fare il mio Viaggio.

Il senso di responsabilità è forte, esso è verso di me e verso gli altri. L’Angelo custode   insieme al Guerriero richiama a ciò, così come richiama la presenza della compassione e della capacità di cura. Se mi metto in Viaggio devo essere certo di sapermi accudire, di saper mettere in atto le strategie di auto-sostegno, di sapermi arrangiare, così che riuscirò a prestare la mia opera anche agli altri in caso di bisogno, porterò quella stessa  compassione che ho verso me stesso a chi incontrerò lungo il cammino, saprò donare una parola gentile, un sorriso, un sostegno per chi ne farà richiesta. Non riuscirò a fare molta strada con il cuore chiuso e contrito, né pensando al mio solo tornaconto, ma più riuscirò a scambiare con l’altro, a smettere di avere paura di dare, più la mia valigia si arricchirà, diventerà preziosa, sarà ben forbita per affrontare le prove, gli ostacoli e i draghi interiori che gli altri e le svariate situazioni mi mostreranno.

La struttura è forte, l’Eroe in noi si potrà permettere di fronteggiare quelle giuste sfide che lo condurranno nel Viaggio alla conoscenza dei misteri della Vita e ai tesori dello Spirito. E la tua valigia com’è? (e.paparoni)

valigi