La sicurezza di sé

Uno degli elementi di base per poter riuscire a realizzare un progetto, o a raggiungere un obiettivo è la SICUREZZA.

Sentirsi sicuri cosa vuol dire? Quali sono le sensazioni che producono questo elemento?

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Immaginate la postura di una persona sicura: spalle dritte, capo né troppo all’indietro né troppo ripiegato in avanti, schiena retta, arti inferiori ben appoggiati al suolo e sostenuti da esso, stretta di mano né cadente né stritolante, sguardo centrato e non evitante, voce chiara e senza tremolii, una buona consapevolezza di sé e di ciò che vuole.

Più o meno questi sono i tratti che ci fanno pensare che una persona possa sentirsi sicura di sé. Ma diciamo che senza fargli l’intervista, ne sentiamo già a distanza le sue emanazioni.

Il bambino, grazie al rapporto di dipendenza con i propri genitori, e alla qualità dello stesso, potrà già fare esperienza  di una sicurezza interna adeguata al suo livello evolutivo. Pur sapendo che un bambino deve ancora imparare tanto, quando gli viene insegnato un determinato comportamento con le continue applicazioni fra tentativi ed errori, arriverà a sentirsi sicuro, se dietro naturalmente vi sarà un sostegno adeguato.

Quindi stiamo parlando di qualcosa che sicuramente si è già vissuto, e che nel tempo e con la crescita potrebbe aver subito delle variazioni, in quanto da adolescenti e poi da adulti si è più soggetti ai condizionamenti del gruppo, delle istituzioni, del mondo, e la probabilità di fallire può aumentare così come può aumentare una conseguente insicurezza nel prendere posizioni e fare scelte, fino ad arrivare a mettere in discussione il proprio valore.

Secondo il linguaggio degli archetipi, le immagini che offrono l’elemento della Sicurezza sono l’Innocente e l’Orfano. Dalla loro integrazione si arriva ad avere un comportamento sicuro, che non vuol dire rigido e fisso.

L’Innocente ci insegna l’ottimismo, la fiducia negli altri, in se stessi e nel mondo, ci fa guardare avanti con la speranza nel cuore. Ci fa toccare la purezza originaria degli intenti che appartiene ad ognuno di noi e alimenta i sogni e le visioni positive dei propri progetti di vita. Quando vengono utilizzate le sue ombre esso non ci permette di vedere i pericoli,  procede con una visione ottimistica distorta per cui tutti sono buoni e bravi ed il mondo è sempre il paradiso. Spesse volte la nostra sicurezza interiore è minata da una sorta d’ingenuità mista a cecità, quasi vigliaccheria, per cui evitiamo di affrontare il problema, il dolore, quell’evento, facendo finta che non esista. Andiamo a difendere addirittura l’altro, il nostro persecutore, lo rivestiamo di una falsa luce senza vederlo per quello che è, accumulando delusioni basate su false ed irrealistiche aspettative. Ed ecco che poi ad un certo punto arriva il tonfo della caduta e tutti all’improvviso diventano totalmente cattivi.

L’Orfano ci occorre per essere un po’ guardinghi, osservatori, perché non ci accada nulla di male; riconosciamo i pericoli, vediamo bene di chi ci possiamo fidare, siamo consapevoli dei nostri funzionamenti e punti deboli, e sappiamo difenderci da situazioni che potrebbero metterci troppo alla prova. L’Orfano ci insegna a collaborare, a passare da un rapporto di dipendenza a rapporti interdipendenti, ove ognuno da il proprio contributo, ove si da e si ricevere vicendevolmente. Se il nostro Orfano accusa ancora dolore per vecchie ferite di tradimento e abbandono allora fa fatica ad andare verso la realizzazione dei propri progetti, esso rischia di vedere tutto nero, questi presunti pericoli sono più grandi di quello che sono realmente, tutto è minaccia, il controllo è alto, non ci si può fidare di nessuno. I progetti decadono, e l’insicurezza, magari nascosta da ribellione e cinismo, regna sovrana.

“Il problema non è di chi fidarsi, ma quanto e in quali circostanze costui è affidabile.”

 Il discernimento è la condizione necessaria che porterà ad aumentare la sicurezza interna. È l’integrazione delle virtù dell’Innocente e dell’Orfano. Posso accettare le svariate sfumature di bene e di male,  che appartengono a tutte le persone quanto a me stesso, quindi accetto l’oggettività, imparo a non temere la vulnerabilità poiché ho già accettato le sofferenze e le difficoltà della vita, imparo a misurare la aspettative in modo che siano equilibrate secondo cui tutti gli eventi possono portare sia il buono che il cattivo. Nessuna situazione potrà scalfire il mio valore che rimane indiscusso perché è la Vita che abita in me, oltre ad affidarmi alle mie risorse e potenzialità sono aperto ad una collaborazione più elevata per cui potrò anche affidarmi a Guide che suggeriranno il cammino disegnato per me, poiché sono parte del Tutto, non più solo. (e.paparoni)

Bibliografia:

Carol S. Pearson, Risvegliare l’eroe dentro di noi, Astrolabio

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