Imparare a tagliare e a lasciare andare

“Fa già abbastanza male sapere che morirai. Ma saperlo e sentire che la tua vita è priva di senso è veramente duro da sopportare. Spesso, tuttavia, la soluzione al dilemma non è nell’evitare di riconoscere la morte, ma nel dar senso alla propria vita proprio accettando l’inevitabilità della morte.” (Carol S. Pearfarfalla-uomo1son, Risvegliare l’eroe dentro di noi) Stiamo parlando dell’archetipo del Distruttore. Nel nostro Occidente, parlare di morte è diventato un tabù. Non si può toccare l’argomento come se ciò che lo impedisce fosse una specie di senso del pudore, o timore…forse ci frena il fatto del – Va tutto bene! – come se parlare di passaggi e viaggi fossero cose solo di questo mondo. In realtà è negare una parte di sé. E’ tagliarsi fuori dal ciclo della Natura Vita-Morte-Vita. Ci si snatura evitando l’inevitabile, ci facciamo violenza con il perfezionismo, con la superficialità ed il pensiero ossessivo di curare il corpo pensando che sia eterno, pensando di sfuggire a quello che si teme: la morte. Non si può non affrontare una questione. L’illusione di evitarla a tutti i costi, non è altro che dare una forma diversa a ciò da cui si fugge. Evitando la morte, ossia il fatto di lasciare questo corpo fisico, si evita una parte profonda di se stessi. Si evita un processo naturale nel quale respiriamo, ci muoviamo ed amiamo. Si evita il cambiamento. L’inizio e la fine di ogni cosa di questa dimensione. Ma nell’incostante troviamo ciò che è immutabile. Ecco dove ci porta l’accettazione dell’inizio e della fine. La natura con le sue quattro stagioni ci mostra nel suo silenzioso autunno ed inverno che quello è una falsa morte, che quel letargo di vita è solo un dolce riposo o un ritmo rallentato di ciò che costantemente si muove per poi riaccelerare il passo con la primavera e l’estate. Ma la Vita non può morire mai! E la Vita vera non è certamente quella del corpo, esso è solo il riflesso del riflesso… La Vita vera abbraccia tutto, non ha forma né opposti, trascende la dualità, il mondo polare. Così anche nel tempo è possibile scorgere tracce di Eternità, così nella morte scorgiamo la Vita. Nella dimensione polare viviamo molte morti in realtà. Come ad esempio il cambiamento di un punto di vista, lasciare andare una vecchia modalità, cambiare strada, chiudere una relazione o la trasformazione di una relazione per cui alcune vengono percepite come un processo naturale senza neanche accorgersi, altre come dolorose. Comunicare un’emozione profonda, rompere il muro di un silenzio, mollare una situazione in cui prima ci si spaccava la testa e così altre innumerevoli forme di metamorfosi. Svestirsi di vecchi stracci e soprattutto di ciò che non serve. Questo archetipo ci invita a vivere nell’essenzialità della vita, via dai falsi bisogni, via dai giochi del mondo. Abbiamo armadi pieni di vestiti che ci bastano per altre cinque vite, ogni persona non si sa quante paia di scarpe possiede, e pieni di ninnoli e oggetti insignificanti per la casa, e scaffali pieni di provviste per la paura della mancanza come se si fosse in una situazione di carestia post-bellica. Ci riempiamo di libri, di corsi, di conoscenze ed amicizie per la paura della solitudine, di cose da fare, di tecniche per allungare la vita fisica e altre forme magiche salva-vita. Tolto tutto questo, siamo solo – Tu con Te! – , tu e la natura intorno a te! Avete mai provato la sensazione dello stretto rapporto con la Natura? Cosa vuol dire mettere da parte gli schemi e i ruoli sociali del mondo con le sue false salvezze? Ecco…dapprima è il vuoto e la paura. Ma è qui che dobbiamo entrare…in questo vuoto e profonda destrutturazione. Questo è quello che fuggiamo quotidianamente, la perdita di senso ed il vuoto in ogni cosa, in ogni relazione in ogni luogo. Ma questo è un grande portale di Luce. Entrare nella paura e accettare di guardare dentro è l’unico modo per uscirne e liberarsene. Poi piano piano si comincia a riempire di un nuovo senso e di nuova carne ciò che sembrava nudo…. Tu e la Terra, il Cielo, l’Aria ed il Fuoco del Sole. In realtà poi, tanto soli non siamo! Ritornare all’Essenza delle cose, vuol dire ritornare alla pienezza della Vita, ma una pienezza diversa da come la concepisce il mondo. Ritrovare l’Essenziale aiuta ad entrare in contatto con il Centro di se stessi, con ciò che siamo e con lo scopo con cui siamo venuti su questa Terra a svolgere la nostra missione. Distogliere lo sguardo da ciò che è fugace e passeggero compreso il nostro corpo, ci conduce in una dimensione di pace e gioia, una dimensione senza tempo dove la ruggine non può intaccare alcuna cosa. Trovare quello spazio interiore in cui si scopre solo ciò che è eterno, perché di questo abbiamo bisogno, non ci bastano i momenti di piacere che passano veloci nel nostro campo percettivo, non ci possiamo accontentare di meno della grandezza e dell’Amore e della Gioia eterni con cui Lui ci ha creati. Ecco la grande insoddisfazione, Esseri di Luce che pensano di vivere in corpi limitati, che pensano che il mondo sia la loro casa, Esseri Eterni che pensano di adeguarsi in una scatola. Questo non è possibile, ecco la grande insoddisfazione per non ricordare Chi Siamo. Il corpo, la materialità delle cose del mondo e così il tempo saranno gli strumenti che utilizzeremo non per altri scopi che quello di ritornare all’Eterno Amore che brilla in fondo al cuore di ogni creatura. Ma grazie all’azione del Distruttore possiamo avvicinarci a questa verità. Imparare a relativizzare le cose del mondo e ricordarsi che apparteniamo ad un quadro più grande, ad un Totale, e smettere di scambiare la parte per il Tutto ma ritrovare la connessione con la Realtà Reale, fare opera di trascendenza in ogni situazione. Ritornare al centro e all’essenza delle cose. Delle questioni cogliere la struttura e rimanere fedeli ad eSummer funssa per poi creativamente generare e formare nuove idee e nuovi colori. Fare spazio al vuoto per creare un pieno…vuol dire in altro modo scoprire che quello che per l’essere umano è il vuoto, è il pieno visto con gli occhi dello Spirito. (e.paparoni)

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