Cercare se stessi!

Ogni cultura offre dei modelli sociali ai quali una parte del sé si adegua ed accetta in modo acritico. Chi è che accetta in modo acritico? Può essere un individuo che si conosce poco, che non ha sviluppato gli strumenti per essere in contatto con i propri bisogni. Ad esempio parliamo di un bambino.

Quando nasciamo e cresciamo nella famiglia che secondo alcune filosofie orientali ci siamo scelti, assorbiamo e reagiamo agli stimoli e alle dinamiche relazionali esistenti nell’ambiente familiare, il tutto inserito ovviamente in un quadro sociale. Non può essere diversamente, nel senso che occorre un certo modello per riconoscersi. Occorre seguire una via anche per capire da adulti che è quella che non si vuole. Per certi versi il bambino è un po’ come una pagina bianca sulla quale scrivere, insegnare, modellare, questo fino ad un certo punto perché in base a ciò che viene scritto il bambino avrà per sua natura le personali re-azioni a ciò sviluppando a suo modo la sua abilità comunicativo-relazionale. Ma la cosa interessante non è tanto che tipo di modello sociale o familiare abbiamo assorbito, quanto se nella fase adulta ne accordiamo la sua presenza oppure no!

L’adulto ha il compito di ripulire, confermare, dissentire, argomentare, accettare, lasciare andare tutto quello che ha ricevuto in qualità di educazione dalle figure di riferimento della sua infanzia. L’archetipo del Cercatore, è quel modello che ci stimola:

  • Nel non accontentarci di quello che stiamo vivendo soprattutto se si vivono situazioni di disagio.
  • Ci spinge a ricercare chiarezza riguardo i propri stati d’animo, le relazioni instaurate, le scelte fatte.
  • Ci invita a mettere in discussione tutto quello che si è portati avanti con un falso sé, in modo acritico e quasi incosciente.

Ecco perché ad un certo punto ed all’improvviso si cambia v1012856_178908018950114_871640018_nita, si stravolge completamente il quadro, perché il Cercatore chiama ad una vita più
autentica
e corrispondente al proprio sentire profondo, che non è fuga, attenti bene! Ma è il richiamo a se stessi, è l’anima che chiama ad un visione più chiara di ciò che si vuole, e dei propri bisogni e desideri. Sappiamo benissimo che si può seguire l’idea ad esempio di un ruolo sociale perché inculcato sin da piccoli, o perché lì si è proiettata l’idea di felicità per imitare un componente familiare o perché la moda del momento dice che così si raggiunge la felicità. Si fa ordine, si crea ordine nella propria vita e si ritrova un nuovo rapporto con se stessi superando la paura di stare da soli. IL Cercatore  invita ad amare quella  solitudine intenzionale, di scegliere quella solitudine come forma di raccoglimento delle proprie energie, di preghiera e canto verso ciò che di misterioso riveste la Vita e l’Amore. Quindi è un prendersi cura in modo profondo di sé, è un lavoro di centratura, di contatto con le proprie risorse per sapere dove utilizzarle e dove poter al meglio investire le proprie energie.

Naturalmente dobbiamo fare attenzione alle zone d’ombra di questo archetipo che conducono fuori dalle proprie responsabilità e genera delle difficoltà nel creare legami e stabilità nelle relazioni come nella relazione di coppia, perché si teme di rimanerci incastrati, di privarsi dei propri spazi ed interessi personali. Quindi rischia di diventare un po’ egoista, ossia di rimanere centrato troppo su se stesso, sui propri interessi o sulle proprie paure. Mentre avere un scarso livello di questo archetipo permette di accettare ed accontentarsi di qualsiasi situazione purché si rientri in certi canoni, pur di non rimanere da soli, pur di provare quel senso di sicurezza che il Cercatore sano è pronto a mettere in crisi.

Prendiamo gli insegnamenti di questo archetipo, che ci rende desti ed attenti se quello che stiamo vivendo rientra nel sistema valoriale scelto, se ci sono ancora troppi compromessi a reggere le relazioni, e a cercare chi può condividere lo stesso stile e la stessa frequenza senza pretende nulla da nessuno ma incontrarsi nel fluire della vita.

 

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