La proiezione dell’Orfano

Molte donne mi hanno raccontato con le lacrime agli occhi e pentimento quella volta in cui hanno raccolto per la strada della vita il partner, visto come un cucciolo senza casa a cui bisognava offrire del cibo caldo e delle cure.perdonarsi

In un post recente di Fb, avevo scritto questo:

“Si mette a piangere perché gli dici che lo/la lasci?  Scappa a gambe levate!!!”

Ebbene, di che cosa stiamo parlando? Stiamo parlando dell’archetipo dell’Orfano e dei suoi aspetti negativi che lo limitano nella crescita per cui tutti credono, e cioè coloro che sono sotto l’influenza delle sue zone d’ombra, che lui non ce la fa a chiedere aiuto e a risollevarsi dalla sua situazione di disagio. Ma chi può vedere al di fuori questo? Chi lo sente dentro e lo ha visto prima in se stesso. Quando proviamo pena verso qualcuno, abbiamo prima giudicato che dentro di noi c’è qualcosa che dobbiamo salvare e curare, qualcosa che necessita di attenzioni, e poi lo proiettiamo sugli altri, ed ecco che se una persona vive dei disagi, non gli vengono riconosciuti gli aspetti di forza, quelli funzionali che conducono alla risoluzione della sua situazione.

E’ la fatica quindi a dire di No, per paura di offendere il bambino interiore che è personificato da un soggetto esterno che a sua volta recita la parte del bisognoso alla ricerca di infermieri di strada. Ecco come molte relazioni di coppia procedono e sono nate: da patti e contratti segreti, – Se tu mi curi, io ti farò sentire forte ed importante, – Se tu mi risolvi la vita, io ti tengo compagnia per la tua paura della solitudine…- Se tu ti occupi di me, non ti farò sentire in colpa!- e così via!

Sembra che a dire di No, si faccia male all’altro, nella misura in cui la mia bambina interiore soffre per l’amore che le è mancato nell’infanzia, di cui però, ancora non me ne sto occupando.

Fare un percorso di crescita, vuol dire riportare l’attenzione su di sé, prendersi cura di se stessi, contattare ed elaborare quelle emozioni che ancora trattengono al passato anche se sembra che non ci si pensi più. Ma ciò che non è risolto vive e vegeta nel presente. Quando comincio a sentire il pianto della mia bambina allora toglierò le proiezioni su chi ho davanti a me, su chi si avvicinerà a me vedendolo per quello che realmente è. Ecco che non avrò più il bisogno di sentirmi forte per le debolezze dell’altro, ecco che non sento l’obbligo morale di salvare nessuno considerandolo come un fragile che da solo si perde.

Io mi devo occupare di me, e la cosa interessante che poi accade è che non attirerò più vampiri energetici che vogliono nutrirsi della mia energia, non verranno più a me parassiti di turno che provano con lusinghe varie a toccare i mie punti di forza per farmi sentire importante. Li riconoscerò subito, perché sono in contatto  con i miei bisogni, le mie fragilità, e attivo le mie risorse per fronteggiare il tutto e andarmi a prendere quello che realmente voglio e che mi corrisponde.

Sono forte e fragile allo stesso tempo, le mie fragilità mi aiutano a tenere i piedi saldi a terra e a stare in contatto con la mia umanità…e questi sono i punti luce dell’Archetipo dell’Orfano!

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...